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CAMPAGNE INIZIATIVE
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La superficialità, le mancanze e le inadempienze degli enti locali e degli organi preposti, stanno determinando l'aggravarsi del problema del Punteruolo rosso da palma nella provincia di Ragusa e l'avanzamento dell'infestazione sino alla riserva orientata del Pino d'Aleppo e sino, ormai, a Vittoria.
Da settembre 2007, nel territorio provinciale l'Azienda Forestale, in sinergia col S.F.R. ha provveduto all'abbattimento di molti esemplari ma, in seguito, l'attività è stata sospesa per mancanze di tipo logistico e tecnico (assenza di un locale adeguato alla triturazione e all'incenerimento delle palme infette sradicate e assenza di adeguate attrezzature meccaniche per l'esecuzione degli interventi).
Il 3 dicembre 2007 è stata segnalata la presenza di tre esemplari infestati all'interno della riserva del Pino d'Aleppo. Da allora il fenomeno si è propagato fino a raggiungere Villa Pancari ( Villa Salina) e colpendo palme di notevole importanza storica all'interno della riserva stessa. (n.d.r. ad oggi le palme individuate sono una cinquantina)
La nostra associazione da tempo persevera nel segnalare alla popolazione a agli organi competenti la gravità del problema e, scontrandosi con l'indifferenza, l'ignoranza e la lentezza della macchina burocratica, si ritrova ora impotente di fronte a tale fenomeno.
Le strategie di contrasto sono state definite nel Decreto inerente le misure fitosanitarie per il controllo e l'eradicazione del Rhyncophorus ferrugineus - punteruolo rosso della palma, ma l'entità del problema è stata fino adesso sottovalutata e sembra assurdo che errori fatti altrove, causando la distruzione di patrimoni botanici storici (Palermo - San Giovanni degli Eremiti), vengano ripetuti anche nella nostra provincia. Gli interventi, infatti, sono stati mutuati da quelli di altre zone (Palermo e Catania) che prima di noi (almeno da un anno) avevano subito l'infestazione, ma non si è stati in grado di migliorare le strategie. Così come già avvenuto altrove, a Ragusa la necessità di tempestività delle azioni si è scontrata con la disorganizzazione degli organi competenti e con la macchinosità delle gare d'appalto. Senza contare inoltre, che ulteriori mancanze e ritardi porteranno inevitabilmente all'aumento dei costi per la gestione dell'emergenza fitosanitaria. Infine le iniziative di informazione e divulgazione che come da Decreto dovevano attuarsi nell'intero territorio regionale, nella nostra provincia sono state sporadiche.
La scomparsa di una componente fondamentale del nostro patrimonio paesaggistico, storico e culturale comprometterà in parte lo sviluppo economico e turistico e determinerà la perdita di uno dei simboli della nostra identità siciliana.